Terapie avanzate per la parodontite: salvare i denti naturali è possibile

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Per decenni una diagnosi di piorrea è stata percepita come un punto di non ritorno destinato a concludersi con la perdita progressiva di tutti gli elementi dentali e la necessità di ricorrere a protesi totali rimovibili o complesse riabilitazioni implantari. Oggi, grazie ai traguardi raggiunti dalla parodontologia clinica basata sull’evidenza scientifica, la prospettiva terapeutica è stata completamente ribaltata. La piorrea si può trattare con successo, la sua progressione si può bloccare stabilmente nel tempo e, in una percentuale consistente di quadri clinici compromessi, i tessuti ossei e connettivali andati distrutti possono essere rigenerati biologicamente.

Mentre l’approccio preventivo si concentra sull’intercettazione dei primi campanelli d’allarme, la prospettiva clinica e specialistica risponde a una domanda cruciale per chi affronta la patologia in forma moderata o avanzata: cosa può fare concretamente il dentista per salvare i denti naturali? Per chi necessita delle cure di un dentista a Cagliari, lo studio iSmile Dental Center applica protocolli parodontali avanzati e minimamente invasivi, finalizzati a conservare anche elementi dentari che in passato sarebbero stati estratti con troppa fretta.

Il percorso curativo comincia con un’indagine diagnostica approfondita che non lascia spazio all’approssimazione. Il primo passo è l’elaborazione della cartella parodontale digitale, ottenuta registrando sei misurazioni millimetriche attorno a ciascun dente presente in arcata. L’odontoiatra rileva la profondità di sondaggio della tasca, la perdita di attacco clinico, il livello di retrazione gengivale, l’eventuale presenza di secrezione purulenta e il grado di mobilità dell’elemento. A questo esame clinico viene abbinato lo status radiografico endorale completo, una sequenza di radiografie digitali ad altissima definizione e a minimo dosaggio radiogeno che consente di valutare con precisione la morfologia dell’osso residuo e la presenza di difetti infraossei lungo le radici. Nei quadri più aggressivi, l’indagine può includere test molecolari per identificare i ceppi batterici predominanti.

Una volta definita la mappa clinica, si entra nella prima fase operativa, denominata terapia parodontale causale o non chirurgica. Il suo scopo principale è la decontaminazione meccanica radicale delle superfici radicolari colonizzate dal biofilm patogeno e dal tartaro sottogengivale. Questo trattamento, conosciuto come levigatura radicolare o scaling and root planing, viene condotto in anestesia locale tramite l’azione combinata di micro-inserti ultrasonici e sottili curette parodontali sagomate. L’obiettivo consiste nel rendere la superficie della radice perfettamente liscia e biologicamente biocompatibile, favorendo il riaccostamento dei tessuti molli e la chiusura naturale delle tasche.

A supporto della levigatura tradizionale, iSmile Dental Center integra tecnologie di decontaminazione all’avanguardia. L’utilizzo di dispositivi per air-polishing con polveri ultrafini a base di glicina o eritritolo permette di polverizzare il biofilm batterico persino nelle concavità anatomiche radicolari più tortuose, senza asportare sostanza dentale e senza provocare il minimo danno alla superficie gengivale. Nei siti interessati da colonizzazioni batteriche refrattarie o infiammazioni acute, l’impiego coadiuvante del laser a diodi consente di sterilizzare le pareti interne della tasca parodontale grazie a un’azione battericida profonda, offrendo al contempo un notevole effetto biostimolante che accelera la guarigione tissutale e riduce drasticamente il discomfort post-operatorio.

Trascorsi circa due mesi dalla conclusione della terapia causale, il paziente viene sottoposto a una seduta di rivalutazione parodontale completa per misurare nuovamente le tasche. Se la risposta biologica è ottimale e la profondità dei solchi è tornata entro i tre o quattro millimetri fisiologici, il paziente entra direttamente nel percorso di mantenimento. Nel caso in cui persistano sacche patologiche profonde oltre cinque millimetri o siano presenti difetti ossei verticali, lo specialista programma la fase di chirurgia parodontale minimamente invasiva.

In questa fase, la moderna chirurgia rigenerativa parodontale compie veri e propri miracoli conservativi. Laddove l’infezione abbia scavato un cratere osseo verticale attorno a una radice, il clinico può aprire un lembo d’accesso microscopico, rimuovere il tessuto infiammatorio e innestare biomateriali biocompatibili composti da granuli di idrossiapatite o osso deproteinizzato, spesso protetti da membrane riassorbibili in collagene o stimolati da gel a base di proteine della matrice dello smalto. Queste macromolecole guidano le cellule parodontali a ricostruire nuovo osso alveolare, nuovo cemento radicolare e nuove fibre di legamento, ridonando stabilità strutturale a denti precedentemente mobili. Nei difetti orizzontali privi di pareti contenitive, invece, si ricorre alla chirurgia resettiva per modellare dolcemente i tessuti e consentire una pulizia domestica impeccabile.

Molti pazienti si interrogano sull’opportunità di curare un dente colpito da piorrea rispetto alla sua rapida sostituzione con un impianto osteointegrato. La letteratura scientifica internazionale privilegia fermamente la conservazione del dente biologico naturale. Il dente possiede un legamento parodontale ricchissimo di recettori sensoriali che trasmettono al sistema nervoso la percezione del carico masticatorio, un sofisticato meccanismo ammortizzante che nessun impianto in titanio o zirconio è in grado di replicare. Inoltre, chi presenta una naturale predisposizione alla parodontite manifesta un rischio elevato di sviluppare la perimplantite, un’infezione batterica dei tessuti perimplantari altrettanto distruttiva e spesso ben più complessa da trattare rispetto alla piorrea su denti naturali.

 

Dott. Ahmad Ismail

Dott. Ahmad Ismail

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